Ecco la dieta che allunga la vita nella Terra dei fuochi

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Una dieta a base di grani antichi mediterranei e germogli per combattere l’intossicazione da metalli pesanti nella Terra dei Fuochi, territorio a cavallo tra le province di Caserta e Napoli in cui i cittadini sono più esposti, proprio a causa dei roghi tossici di rifiuti, all’inalazione di sostanze pericolose.

La soluzione è emersa dal convegno dal titolo “Terra dei fuochi. La linea di partenza”, organizzato a Francolise (Caserta) dall’Ordine Nazionale dei Biologi (Onb), che ha riunito 200 iscritti nella sala conferenze dell’Agriturismo Borgorosa.

Le conseguenze del riconoscimento della professione di Biologo tra le professioni sanitarie sono ancora prevalentemente da valutare, tuttavia vi è la consapevolezza che si sono gettate le basi non solo per un compito oggi indifferibile che è la prevenzione primaria che inizia sempre con un’alimentazione sana e soprattutto valorizza ed integra la professione del nutrizionista in un Team multidisciplinare, questo consente una piu’ ampia possibilità di impiego e lavoro stabile.
La legge appena approvata è il presupposto sul quale realizzare anche una formazione permanente orientata a valorizzare la risorsa umana e professionale del nutrizionista come protagonista centrale ed indispensabile in un team integrato multidisciplinare.

In una alimentazione sana spesso i grassi sono etichettati come principali responsabili del dilagare di obesità, diabete, malattie cardiovascolari, cancro ecc.. solo di recente con l’avvento della lipidologia si è riconosciuto il ruolo fondamentale che i grassi hanno nel mantenere l’equilibrio metabolico cellulare. Ridurne il consumo non solo non si sono ridotte le patologie correlate ai lipidi, ma si è minato il corretto metabolismo cellulare e quindi la nostra salute.
Nell’alimentazione umana gli acidi grassi di origine vegetale e animale ricoprono anche un ruolo strutturale e metabolico di primaria importanza, inoltre proprio queste alterazioni oggi possono essere analizzate e studiate e riparate sia con la dieta che con la nutraceutica.

L’interesse nei confronti dei lipidi risulta così molto aumentato diventando oggetto di analisi e di prevenzione (primaria e secondaria). Si è cominciato infatti a capire che queste sostanze sono essenziali per la regolazione di uno dei più importanti meccanismi attraverso i quali le cellule rinnovano ed eliminano componenti non più funzionanti, cioè la capacità di riparare i danni cellulari.
Tale processo prende il nome di autofagia cellulare (Yoshinori Ohsumi, Nobel 2016) si attiva in modo particolare in alcune circostanze critiche quando, ad esempio, una cellula si trova in uno stato di grave carenza di sostanze nutritive, oppure quando la cellula è infetta, o quando alcuni organelli di importanza cruciale, come i ribosomi e i mitocondri, sono gravemente danneggiati e disfunzionali.

Conoscere questi meccanismi molecolari ci consente di intervenire sul complesso meccanismo di riparazione (autoguarigione) cellulare, giacchè i principali danni da insulti di tipo ossidativo, si verificano sulle parti lipidiche, diventa indispensabile riconoscerle ed intervenirte con un’alimentazione bilanciata e la nutraceutica. Riconoscere la lipossidazione e trattarla, significa interferire su tutte le patologie cronico-degenerative, dalla malattia di Alzheimer al morbo di Parkinson, dalla steato-epatite al diabete mellito, fino al cancro, obiettivo prioritario di questo corso. È in questo contesto che si inserisce questo corso, la cui finalità è, appunto, quella di analizzare la struttura, la funzione e le reciproche interazioni dei lipidi nei sistemi biologici, nel contesto del metabolismo, in condizioni sia fisiologiche che patologiche.

A complicare le cose interviene l’inquinamento ambientale. Non sempre infatti è possibile riequilibrare le membrane senza identificare e correggere i fattori noti ambientali che rallentano o in taluni casi bloccano l’autofagia cellulare. L’esposizione a metalli pesanti è dunque una nuova emergenza ambientale: si
ricorrere al mineralogramma del capello per riconoscerne il rapporto quali-quantitativo accumulato in genitori e figli. Sarebbe addirittura possibile biomonitorare le popolazioni esposte ad agenti inquinanti come quelle che vivono nella terra dei fuochi come già suggerito (20 Novembre 2013) dal “Tissue Microarray Whorkshop on: TMA technology applaid to Biomarker Validation and Diagnostic applications” tenutosi all’University City Science Center del College of Science and Technology della Temple University di Philadelphia. Conseguentemente, si potrebbe infine incidere profondamente attraverso mezzi di bonifica, riducendo le malformazioni congenite.

 

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