Progetto “Italia dei Veleni” – Strategie di Sopravvivenza Urbana

Associazioni tra modelli di dieta e presenza di inquinanti e metalli tossici nelle aree ad alto rischio ambientale.

 

Background

 

I metalli tossici sono sostanze inquinanti ubiquitarie 18,22,47 che penetrano nel nostro organismo attraverso fumo, cibi, bevande, aria, acqua, cosmetici, tinture, protesi ortopediche, piercing, tatuaggi, farmaci, vestiti, vernici ed oggetti di uso quotidiano36. Essi tendono a bioaccumularsi, rappresentando quindi  un pericolo emergente sanitario34 oltre che ​ambientale12. L’esposizione protratta della popolazione ai tossici25,26,33,35 non bilanciata da un’opportuna detossificazione, ne determina inevitabilmente l’accumulo, con conseguente aumentato  rischio di inflammaging e malattie cronico-degenerative correlate24,34. ​Data l’alta percentuale di intossicazione individuale dei soggetti anche al di fuori dalle aree ad alto rischio23, la scelta alimentare della popolazione dovrebbe essere una scelta qualitativa a prevalente componente vegetale2. Tale scelta alimentare dovrebbe prevalere su altre scelte16,38,44,49,53 nonostante vi sia un pericolo di contaminazione anche ​attraverso  l’adozione di una corretta alimentazione che preveda 5 porzioni di vegetali al giorno: ciò in relazione al fatto che anche in ambito di coltivazioni che rispettino i protocolli “biologici” (in cui non è previsto l’impiego di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti), gli alimenti coltivati, possono presentare tracce di metalli pesanti29 (contaminazione attraverso acqua inquinata,  pioggia acida, aree confinanti con coltivazioni non biologiche).

 

Nel 2014 ci siamo occupati di studiare l’impatto di fattori dietetici in grado di modulare gli effetti della tossicità ambientale legata alla presenza di “metalli pesanti”, al fine di  minimizzare il rischio di danno metabolico cellulare cronico nei soggetti esposti in aree ad ​alto rischio tossico-ambientale. In soggetti residenti in aree ad alto rischio (terra dei fuochi: area tra Caserta e Napoli),  sono state dunque valutate le associazioni tra le abitudini alimentari, il bioaccumulo e la possibilità di influire sulla dieta riducendo gli effetti della tossicità dei metalli “bioaccumulati”. I risultati preliminari hanno mostrato come una adeguata igiene alimentare che si trasformi in stile di vita possa contrastare efficacemente il bio-accumulo e rappresentare quindi non solo una strategia di prevenzione primaria, ma anche secondaria e terziaria.

 

Il precedente studio pilota ci ha consentito di affermare che una modifica dello stile di vita e una adeguata educazione alimentare potrebbero significativamente migliorare parametri metabolici riproducibili. Lo scopo del trattamento alimentare è stato, in ultima analisi, favorire la fisiologia cellulare, l’integrità della membrana e il riequilibrio dei minerali nutrizionali, al fine di incrementare la capacità cellulare di difendersi da sostanze esogene note per la loro pericolosità40,51. La nostra ipotesi, da confermare con ulteriori studi, è che modificando lo stile di vita e la dieta, sia possibile influenzare i fitonutrienti e la flora batterica intestinale (microbiota), favorendo la detossificazione, grazie all’attività di alcuni specifici ceppi batterici 57-61,66. Precedenti ricerche suggeriscono inoltre che alcuni nutrienti, presenti in alcuni vegetali crudi, come il selenio, la vitamina A, il ferro, l’acido folico e lo zinco, possano aiutare l’organismo a difendersi contro l’accumulo dei metalli tossici15,23,32,39,41,42,67. Non è tuttavia ancora ben chiaro il meccanismo con il quale i fitonutrienti riescano a chelare i minerali e detossificare l’organismo. Senza dubbio, vista l’importanza dell’alimentazione come fattore “intossicante” / “detossificante”, tale argomento necessita di  ulteriori ricerche al fine di validarne la potenziale applicazione e inserimento nell’ambito di linee guida di prevenzione primaria. Tali studi dovrebbero comprendere un campione di soggetti maggiormente significativo ed essere condotti con metodica in doppio cieco versus placebo. Visti i risultati nonostante l’eventuale presenza di minerali tossici nei vegetali assunti più volte al giorno, è indiscussa l’azione “dolcemente” chelante della combinazione dei micronutrienti contenuti nel protocollo adottato. Trovare delle strategie integrate che possano attenuare l’impatto tossico e trasfomarle in linee guida è quindi di primaria importanza. Ad oggi le evidenze scientifiche sugli approcci alimentari43 per la mitigazione del rischio da metalli tossici sono scarse. Con il presente lavoro si intende portare un messaggio positivo alle popolazioni delle aree ad alto rischio, dimostrando che una scelta alimentare a base vegetale equivale ad una scelta di salute e benessere, motivando, quindi, la popolazione ad una maggiore consapevolezza riguardo il cibo del proprio territorio.

 

Tale esperienza può essere valutata anche in termini di economia politica2. Studi pubblicati su costi/benefici condotti con algoritmi validati a livello internazionale, pongono problemi di ordine etico ed economico, e consentono di quantificare economicamente le malattie o le morti risparmiate. L’uso di questi algoritmi potrebbe contribuire alla massimizzazione delle risorse destinate alla tutela di ambiente e salute, trasformando un contesto di incertezza in un rischio calcolabile. Quelli che oggi sono dei costi, si trasformeranno domani in un guadagno per malattie e morti risparmiate2-12. Assumendo che i benefici siano osservati vent’anni dopo, e dureranno per i successivi trent’anni, gli algoritmi permettono di stimare e dosare le risorse da investire, che debbono essere proporzionali al risultato previsto in modo da evitare sprechi e mal investimenti. Tutto ciò è, a nostro avviso possibile, innanzitutto controllando l’alimentazione, e inserendo nei piani di studio, a partire dalla scuola primaria, la scienza dell’alimentazione.

Sarebbe possibile aiutare i policy-maker a decidere, in modo efficace, come allocare le limitate risorse economiche disponibili verso interventi ambientali così complessi. Sarebbe dunque auspicabile, come nostro intento, oltre all’allarmismo della contaminazione ambientale loco-territoriale, sensibilizzare le istituzioni governative e sanitarie per fornire al cittadino, modus vivendi, se non linee guida, sulla base della corrente letteratura scientifica, al fine di evitare il “fai da te” e l’affidarsi ad operatori non qualificati per “cure alternative”.

 

I nostri dati preliminari, seppur incoraggianti, devono necessariamente essere confermati da ulteriori studi, aumentando la coorte e reclutando un maggio numero di soggetti, al fine di migliorare la significatività statistica.

 

Scopo del lavoro

 Valutare in una coorte di 500 soggetti residenti in aree ad alto rischio, le associazioni tra le abitudini alimentari, il bioaccumulo e la possibilità di intervento alimentare riducendo gli effetti della tossicità dei metalli “bioaccumulati”. I soggetti valutati saranno scelti fra la popolazione generale e gli over 75 in uno stato di salute ottimale, in assenza di terapie croniche in atto.

Lo studio sarà avviato dopo una valutazione delle varie aree territoriali, per verificare quanto delle eventuali sostanze inquinanti siano effettivamente presenti nei residenti in tali zone.